Il governo ha ucciso il “Corriere Mercantile”

 

Vincenzo Vita, 26.07.2015, “Il Manifesto”

Editoria. Lunedì 27 luglio in edicola l'ultimo numero (per ora) del Corriere Mercantile di Genova. Il più antico quotidiano d'Italia, fondato nel 1824, cooperativa di giornalisti dal 1978 costretto a sospendere le pubblicazioni per la doppia tenaglia del taglio dei fondi pubblici e della pressione dei privati dopo l'alleanza del Secolo XIX con Stampa e Rcs

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L’annunciata chiu­sura delle pub­bli­ca­zioni del “Cor­riere Mer­can­tilee della “Gaz­zetta del Lunedì” è un colpo al cuore. Stiamo par­lando di pie­tre pre­ziose dell’editoria ita­liana, di una sto­ria ini­ziata nel 1824 per rispon­dere alle esi­genze moderne di una città dotata di un porto di impor­tanza straordinaria.

Le vicende dell’informazione sono sem­pre intrec­ciate con quelle dei tra­sporti e pro­prio il caso del “Cor­riere Mer­can­tile” è par­ti­co­lar­mente signi­fi­ca­tivo. Di più. Nel 1978 nac­que la coo­pe­ra­tiva che ha deciso in que­ste ore di ces­sare le pub­bli­ca­zioni, scri­vendo pagine bellissime.

Ma non è una morte acci­den­tale. Ci sono respon­sa­bi­lità pesanti in capo all’attuale governo, che è costan­te­mente eva­sivo e vago sul rifi­nan­zia­mento del Fondo dell’editoria, pro­sciu­gato fino alla soglia di 27 milioni di euro, di fronte ad un fab­bi­so­gno di almeno 80. E pochi anni fa le risorse erano poco meno di 250 milioni. Insomma dieci volte supe­riori a quelle di oggi. Vi è il rischio con­creto che la ter­ri­bile uscita di scena del “Cor­riere” sia il colpo finale della crisi: nume­rose altre testate, delle due­cento inte­res­sate dal Fondo, potreb­bero seguire la stessa sorte.

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La colpa è grave. L’allarme è stato lan­ciato mol­tis­sime volte, fino alla nau­sea. Le asso­cia­zioni che die­dero vita alla cam­pa­gna “#Meno gior­nali Meno liberi” hanno urlato ina­scol­tati. Anche il recente incon­tro del “Tavolo” presso il Dipar­ti­mento per l’editoria della pre­si­denza del con­si­glio, tenu­tosi lo scorso 17 luglio, è rima­sto nel cielo delle ipo­tesi e delle buone intenzioni.

Si parla ormai da mesi di riforma dell’editoria, per rive­dere ed ammo­der­nare la vec­chia nor­ma­tiva, la legge 416 del 1981. Ci vor­rebbe dav­vero, per entrare defi­ni­ti­va­mente nell’era digi­tale senza morti e feriti. Tut­ta­via, non si è visto al momento pro­prio nulla. Anzi, da ciò che tra­pela sem­bre­rebbe trat­tarsi di un sem­plice ritocco della nor­ma­tiva varata nel 2012 (l.103), che intro­dusse cri­teri rigo­rosi legati al numero di con­tratti a tempo inde­ter­mi­nato non­ché alle copie effet­ti­va­mente diffuse.

Insomma, il Fondo non è da tempo la terra di ben­godi di cui cap­zio­sa­mente si parla. Vari gior­nali sono stati esclusi e la pla­tea è for­mata soprat­tutto dalle voci libere e indi­pen­denti non legate alle con­cen­tra­zioni editoriali.

Così, non è vero che solo in Ita­lia vi siano risorse pub­bli­che desti­nate alla stampa. Dice così il secondo il recente Rap­porto “Public Sup­port for the Media, a six-country over­view of direct and indi­rect sub­si­dies”, ela­bo­rato dall’università di Oxford. Austria, Dani­marca, Fin­lan­dia, Ger­ma­nia, Regno Unito, Stati Uniti, Fran­cia, quest’ultima gene­rosa con ben 200 ml di inve­sti­mento: dopo aver cele­brato gli Stati gene­rali dell’editoria, da lustri attesi in Ita­lia. Invano.

Quante volte ci si è chie­sto come mai vi sia un simile acca­ni­mento con­tro la parte dell’informazione che sta nella deli­cata zona di con­fine del non pro­fit, dell’espressione delle diverse opi­nioni poli­ti­che, della rap­pre­sen­ta­zione delle istanze locali.

E l’attuale governo non è meglio del periodo di Ber­lu­sconi, quando fu tolto il “diritto sog­get­tivo” e arri­va­rono i tagli con­si­stenti. Forse la rispo­sta è tra­gi­ca­mente sem­plice. L’autoritarismo soft impian­ta­tosi nel paese con­si­dera certi gior­nali e certe com­po­nenti dei saperi un ter­ri­to­rio “infe­dele”, non facil­mente omo­lo­ga­bile. Se qual­cuno chiude, amen.

Tut­ta­via, non è scritto nel destino che andrà sem­pre così. Un’alternativa prima o poi ci sarà. Gra­zie a tutte e a tutti voi per la corag­giosa tenuta che avete avuto. E chissà. Domani è un altro giorno.

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Que­sto arti­colo è com­parso sul numero del Cor­riere Mer­can­tile in edi­cola sabato 25 luglio 2015.

A Mimmo Angeli, alla reda­zione e a tutti i lavo­ra­tori e lavo­ra­trici della testata geno­vese un abbrac­cio forte dal col­let­tivo del mani­fe­sto. E un augu­rio a un ritorno in edi­cola più forti e deter­mi­nati di prima. Non è finita fin­ché non è finita.